Giornata biblica diocesana

Figli amati da Dio, liberati dalla paura, chiamati alla gioia

«Quindi non sei più schiavo, ma figlio», dice San Paolo a Galati (4,7). Di questo si è parlato alla Giornata biblica diocesana svoltasi a Vico Alto domenica scorsa alla presenza di circa duecento persone provenienti da varie parti della Diocesi. Per spiegare la differenza tra il vivere la propria fede come “schiavi” e la condizione di Figli di Dio donataci da Cristo, il relatore dell’incontro, don Luigi Epicopo, Docente di Filosofia presso la Pontificia Università Lateranense, è ricorso alla semplice immagine dell’uomo che, non sapendo nuotare, deve guadare un fiume, per poter realizzare il desiderio di felicità del proprio cuore. Egli ha due possibilità: affidare la propria vita a qualcuno che lo trasporti dall’altra parte oppure affidarsi a Cristo che per primo si getta in acqua, invitandolo a fare altrettanto senza paura, perché sarà Lui a insegnargli a nuotare. Nella prima ipotesi l’uomo sarà costretto ad una perenne dipendenza da colui che gli fornisce la possibilità di guadare il fiume, mentre Gesù gli offre la libertà di poterlo fare autonomamente, con l’unica dipendenza della gratitudine. Cristo, non ci schiavizza – commenta Epicoco – piuttosto ci rende davvero liberi, perché ci ama profondamente. Se il nostro essere cristiani non ci fa sentire la libertà dei figli con i quali il Padre condivide tutto ciò che ha, di fatto rischiamo di indossare una veste cristiana sotto la quale si nasconde una mentalità pagana. Ma come sentirsi realmente figli? Prima di tutto riconoscendo che questo è un dono dello Spirito grazie al quale possiamo sentire pronunciare nel profondo del nostro cuore “Abbà, papà”, un dono che va desiderato e domandato con insistenza. Per questo è necessaria la conversione, cioè un cambiamento del nostro punto di vista, su noi stessi e sul mondo, assumendo lo sguardo di Dio. Ma cos’è questa conversione? Ancora una volta don Luigi si serve della bella immagine di un bambino: per la sua piccola statura egli è costretto a vedere tutto dal basso, fino a quando, però, il padre non lo prende e se lo mette sulle spalle, tutto allora assume una prospettiva diversa, dall’alto appunto. Il cristiano non è un mero esecutore della volontà di Dio, ma un figlio amato, e il primo vero comandamento è appunto lasciarsi amare da Dio. La forma di figli che dobbiamo assumere è quella di Gesù Cristo, conformandoci sempre di più a Lui, avendo cioè i suoi stessi sentimenti, vale a dire servire per amore come Lui ha fatto. Quando si ama si finisce per assomigliare all’amato e noi cristiani siamo chiamati ad assomigliare sempre di più a Cristo, dando ai nostri fratelli la possibilità oggi di incontrare attraverso di noi Cristo e sentirsi amati da Lui. Evangelizzazione è proprio questo – ha concluso don Luigi – rendere visibile l’amore di Cristo, l’amore del Padre, perché il Padre e il Figlio continuano oggi ad amarsi in me.

A giudicare dalla gioia che brillava sul volto delle tante persone intervenute, momenti come quello di questa giornata biblica, costituiscono un bel ristoro per l’anima, una sorsata d’acqua limpida che ci rimanda alla quotidianità con un nuovo slancio e un desiderio rinnovato di essere cristiani autentici e soprattutto gioiosi di esserlo, per aver sperimentato ancora una volta la gratuità dell’amore con cui il Signore ci ama e ha dato la vita per noi.

Author: Alberto Laschi

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