La cura e l’attesa

Don Emanuele Salvatori ci racconta il XV Convegno Nazionale di Pastorale Giovanile.

«La cura e l’attesa». E’ questo il tema del XV Convegno Nazionale di Pastorale Giovanile, che ha visto la partecipazione di più di settecento iscritti e oltre centocinquanta diocesi presenti. Che cosa caratterizza la figura del buon educatore? L’oratorio riveste ancora oggi un ruolo fondamentale nella formazione dei giovani? Queste e altre questioni sono state trattate dal 20 al 23 febbraio, grazie al contributo di illustri relatori.

A conclusione della prima giornata, che ha registrato la partecipazione dello psichiatra Vittorino Andreolli, il segretario della Cei, Mons. Nunzio Galantino ha presieduto la celebrazione eucaristica. Martedì sono intervenuti Mons. Erio Castellucci, vescovo di Modena, con una riflessione sulla comunità cristiana, e la pedagogista Chiara Scardicchio, per illustrare la figura dell’educatore. La ricerca sugli oratori italiani è stata mostrata mercoledì, con una proposta di cammino in vista del Sinodo sui giovani, realizzata da don Michele Falabretti. L’Arcivescovo di Bologna Mons. Matteo Zuppi ha concluso il programma con la Santa Messa.

 

Anche il responsabile diocesano della Pastorale Giovanile, don Emanuele Salvatori, ha assistito ai lavori del Convegno: «E’ stato un trampolino per rilanciare l’entusiasmo, dopo la GMG di Cracovia ed in attesa del Sinodo dei Vescovi sui giovani e sulle vocazioni, sulla missione educativa della comunità cristiana. Il titolo, la cura e l’attesa, è probabilmente la migliore sintesi di intenti e di stile in campo educativo, come ribadito dai relatori che in questa tre giorni si sono alternati.

Proprio gli stimoli offerti dai relatori – continua don Emanuele – credo che rappresentino il tesoro che i settecento partecipanti potranno essere contenti di riportare a casa. Mi piace ricordare l’intervento del Direttore del Servizio per la P.G. don Michele Falabretti, ospite nello scorso settembre nella nostra Arcidiocesi, che ha offerto una nuova visione di oratorio quale il luogo, spesso la stanza parrocchiale o il semplice cortile della parrocchia, dove i giovani possono stare in compagnia con coloro che sanno prendersi cura di loro, avendoli a cuore; occorre allontanare l’idolo della necessità della struttura efficientissima e del meccanismo rodato, che spesso rischiano di rappresentare una scusa all’azione pastorale e certamente un passo successivo alla creazione della cura educativa.

Ancora prezioso è stato lo spunto del prof. Marco Moschini che individua gli oratori, spesso al centro anche di qualche contraddizione e difficoltà di gestione, non come una preoccupazione o problema pastorale, bensì come la risposta, il luogo dove attraverso il confronto e l’accompagnamento, ci si pone accanto ai ragazzi accettando il rischio educativo, camminando ed aiutando loro a camminare.

In ultimo la missione ricevuta per curare il lavoro che dovrà essere svolto nelle varie diocesi e gruppi giovanili per preparare il Sinodo ormai imminente (in programma per il 2018 ndr), che proprio nei prossimi mesi ci vedrà impegnati nella fase preparatoria e continuerà con un’attenzione ricca di attesa per tutto il periodo sinodale».

 

Author: Alberto Laschi

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