Riapre dopo 20 anni Il museo di San Pietro

Sabato 18 marzo è stato inaugurato il Museo San Pietro di Colle di Val d’Elsa, allestito all’interno dell’omonimo Conservatorio che riapre finalmente le porte dopo venti anni di chiusura. Edificato agli inizi del Seicento su progetto di Giorgio Vasari il giovane, questo spazio si rivela una sede quanto mai indicata a dare il giusto risalto al ricchissimo patrimonio di opere d’arte che ospita, derivato dalla fusione del Museo Civico e Diocesano di Arte sacra con la collezione del Conservatorio di San Pietro, il monastero di San Pietro e Santa Caterina e Maddalena, e le collezioni Walter Fusi e Romano Bilenchi, quest’ultima visibile al pubblico per la prima volta.

Il nuovo museo è frutto della stretta collaborazione tra Comune e Arcidiocesi, con il preziosissimo apporto della Fondazione Musei Senesi e la supervisione della Soprintendenza. La realizzazione è stata tra l’altro possibile grazie ai finanziamenti di Regione Toscana, Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Ales s.p.a.

Il percorso espositivo offre la straordinaria opportunità di attraversare la storia del territorio tramite le sue espressioni artistiche in un dialogo costante tra religiosità e ambizione civica propria dei comuni medievali, culminata nel 1592 con l’elevazione di Colle a Città, a seguito dell’istituzione della Diocesi. L’allestimento, scandito sui grandi avvenimenti storici, cerca di cogliere e proporre i momenti in cui il linguaggio artistico diventa espressione della cultura del popolo colligiano e della sua fede.

Nella prima sala il visitatore potrà fare esperienza delle origini del culto a Colle e dintorni, da cui sono scaturite straordinarie manifestazioni artistiche. La più antica testimonianza è il cosiddetto Tesoro di Galognano, di epoca longobarda, costituito da una serie di vasi sacri: non è un caso che i pezzi più antichi siano una serie di quattro calici, una patena e un cucchiaino, necessari per la celebrazione della SS. Eucaristia. Il Sacramento dell’Eucaristia è di necessità il contesto e il riferimento primario delle opere d’arte sacra: esso è stato istituito da Cristo stesso nell’ultima cena, proprio per perpetuare la Sua presenza corporale e spirituale tra gli uomini, quale memoriale del dono della propria vita sulla Croce.

L’opera successiva impone un importante salto cronologico in quanto risalente alla fine del XIII secolo; si tratta della grande tavola della Maestà proveniente da Badia Isola, la cui presenza permette di dar conto di uno dei grandi temi che segna la storia della fede in Val d’Elsa, il culto mariano. Altro importante filone del culto è relativo alla Passione e crocifissione di Gesù, rappresentati dalla magnifica scultura lignea di Marco Romano, capolavoro assoluto di primo Trecento.

La seconda sezione, che copre la seconda sala e parte della terza, documenta un momento significativo nella storia colligiana: al confine tra i territori di Siena e Firenze, Colle (alleata sin da subito con quest’ultima) fu luogo di scontri politici, culminato in battaglie e assedi, ma pure di incontro tra la tradizione figurativa senese e quella fiorentina. Nel corso del XIV e XV secolo la città godette di un periodo di grande prosperità che si tradusse anche in una fioritura della vita religiosa e dell’attività artistica, che vede l’alternarsi continuo di esponenti delle due scuole, qui documentate dalle opere di Niccolò di Ser Sozzo, Luca di Tommè Cennino Cennini, Lorenzo di Bicci, Pier Francesco Fiorentino, Guidoccio Cozzarelli. La Madre di Dio è ancora il soggetto prevalente dei dipinti, venerata non solamente come colei che ha generato il Salvatore, ma anche come figura materna unificante la comunità religiosa e civile, immagine della Chiesa.

L’altra parte della terza sala è occupata da opere che testimoniano una svolta cruciale nella storia di Colle: dopo la caduta delle Repubblica senese, Colle godette di un periodo di pace culminato nel 1592 con l’elevazione a Città e l’istituzione della Diocesi; in quegli anni si dette il via ad un grandioso rinnovamento urbanistico, che vide in primis la costruzione della nuova Cattedrale e la ristrutturazione del Palazzo vescovile, opere che conferirono notevole impulso alla produzione artistica come mostra il bellissimo Cristo deposto di Ludovico Ciardi detto il Cigoli, commissionato dal primo vescovo di Colle, Usimbardo Usimbardi, proprio per la cappella del Palazzo Vescovile.

L’ampia sala successiva, con il tetto spiovente a capriate, raccoglie significative pale d’altare e oggetti liturgici provenienti dall’arredo della Cattedrale e dall’annessa sacrestia, nell’intento di provare a ricostruire la peculiarità dello <spirito del luogo>: un ambiente di culto, preghiera e raccoglimento, dove il linguaggio artistico diventa espressione concreta dei valori della Fede. Oggetto di assoluta rarità è il bancone ligneo quattrocentesco collocato al centro della sala, con gli stalli intarsiati da Antonio da Colle, artista ancora poco conosciuto ma di assoluto rilievo.

I quattro ambienti successivi ospitano le collezioni civiche di opere risalenti al XIX e XX secolo: un filo ideale li unisce alla collezione d’arte sacra come un proseguimento del racconto per immagini della storia di una città entro un nuovo panorama di personaggi e committenze in cui spiccano artisti come Antonio Salvetti, Vittorio Meoni, Mino Maccari, Michele Cascella e Walter Fusi.

Chiude il percorso un ambiente che presenta la storia del Conservatorio di San Pietro, prestigioso <contenitore> del Museo, dalla sua fondazione come monastero fino alle soppressioni settecentesche che lo trasformarono in conservatorio femminile e da lì in istituto scolastico attivo fino a pochi decenni fa ed anche per questo particolarmente caro ai colligiani, molti dei quali sono stati studenti tra le sue mura.

Author: Alberto Laschi

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