Restaurata la Cappella della Maestà nella basilica di San Domenico.

La Comunità dei Padri Domenicani di Siena ha restituito alla città un vero e proprio gioiello dell’arte barocca senese. Infatti in occasione del giubileo dell’Ordine dei Predicatori, ottocento anni dall’approvazione dell’Ordine dei Predicatori da parte di Papa Onorio III, i domenicani di Siena hanno restaurato la Cappella della Maestà, seconda cappella a sinistra dell’altare maggiore della basilica di San Domenico. Dopo quattro mesi di lavori di restauro, eseguiti da Giovanni Salto e Leonardo Bellucci, sotto la guida del professor Alessandro Bagnoli della soprintendenza di Siena, finalmente è stata inaugurata questa cappella, che, di per se è un vero e proprio museo. Ospita la Maestà di Guido da Siena, opera che fu al centro dell’ennesima disputa tra senesi e fiorentini, in quanto i senesi si attribuivano, proprio per l’iscrizione che porta questa tavola, datata 1221, la primogenitura della nuova corrente pittorica, a scapito dei pittori fiorentini. In realtà il Milanesi nel XIX secolo, dette l’interpretazione di questa data non come momento di esecuzione del dipinto, ma come una data particolarmente vicina ai Domenicani in quanto il 1221 è l’anno in cui inizia la costruzione della chiesa di San Domenico di Siena, ed è anche l’anno del ritorno alla Casa del Padre del Santo Padre Domenico; quindi Guido “de Senis”, quando dipinse questa tavola, probabilmente alludeva a questi due eventi. Ma la cappella ospita anche altre due tavole di grande valore, una di Matteo di Giovanni del 1479 e l’altra di Benvenuto di Giovanni. La Cappella è molto preziosa, anche per gli affreschi di Giuseppe Nicola Nasini; sono conservati solo quelli laterali, in quanto quelli della cupoletta, andarono perduti con “l’orribil scossa” di terremoto del 26 maggio 1798. Con l’odierno restauro sono stati ripristinati i finti marmi, le rifiniture in oro, la doratura delle due statue poste ai lati dell’altare e dei due angeli sovrastanti, i colori dei due stemmi che stanno ai lati dell’altare. Lo stemma a sinistra appartiene alla famiglia dei Venturini, riprodotto anche nella tavoletta di biccherna numero 32, famiglia che aveva il patrocinio della cappella; lo stemma a destra è diviso in due: nella parte sinistra è lo stemma Venturini, nella parte a destra è lo stemma Orlandini: gemella ondata d’argento in campo azzurro; questi due stemmi uniti insieme trovano spiegazione con il matrimonio di Emilio Venturini e Urania Orlandini, avvenuto nel 1641 e con il matrimonio di Muzio Venturini e Laura Orlandini avvenuto nel 1679. Anche l’arme della famiglia Orlandini è riportato nella tavoletta di biccherna numero 28. La famiglia Venturini è legata a questa Cappella da molti secoli, come dimostra la lapide sepolcrale, datata 1374, posta sotto l’altare della cappella, la quale ci dice che lì è sepolta la signora Angela, vedova dei Venturini e i suoi figli. Da secoli questa famiglia è stata legata alla chiesa di San Domenico ed in modo particolare a questa cappella, fino ad arrivare a Domenico Venturini, uomo colto e facoltoso che fece affrescare la cappella di famiglia dal Nasini nel 1706; per gli stucchi, chiamò lo stuccatore svizzero Carlo Quadri, mentre gli scritti in latino, sottostanti la raffigurazione di San Giacinto che scaccia il demonio e la tentazione del Beato Ambrogio Sansedoni, sono dello Staggiuoli. La famiglia Venturini era una famiglia di mercanti che, attraverso i secoli, aveva dato alla città amministratori, provveditori di biccherna, gonfalonieri, ambasciatori, un rettore dell’opera della cattedrale e un Maestro generale dei Carmelitani, legato da profonda amicizia al cardinale Fabio Chigi, futuro Papa Alessandro VII.

La presentazione del restauro è stata introdotta dal padre Alfredo Scarciglia, priore del convento di San Domenico. Il restauro della vetrata della cappella è opera della Vetreria La Diana di Siena, mentre l’emblema dei domenicani, con la scritta che ricorda la data dei restauri, è opera del pittore senese Carlo Pizzichini; per la parte tecnica hanno prestato la loro attenta opera il geometra Marchetti e l’architetto Alessandro Bagnoli.

Questa cappella era stata praticamente “imbiancata” con i restauri strutturali degli inizi degli anni sessanta del Novecento, oggi con il restauro è tornata a nuovo splendore un luogo che ospita opere d’arte che attraversano i secoli della storia della città.

Author: Alberto Laschi

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