Il pellegrinaggio Diocesano a Santiago

Da Ponferrada a Santiago: 200 chilometri che non hanno spaventato quattro valorosi giovani della nostra diocesi. Giovanni, Caterina, Marta e Simone hanno aderito al pellegrinaggio organizzato dalla Pastorale Giovanile, nella persona del responsabile don Emanuele Salvatori. Il numero ristretto di giovani iscritti al pellegrinaggio non ha demoralizzato i partecipanti stessi, anzi! È proprio il caso di dire che cammin facendo essere un piccolo numero è risultato positivo per l’organizzazione delle giornate e per i tempi di percorrenza delle tappe. I quattro pellegrini hanno ugualmente deciso di partire, ricchi di speranza per l’esperienza da vivere. Nemmeno lo spiacevole episodio dei bagagli smarriti all’aeroporto (e fortunatamente ritrovati) ha fatto perdere loro d’animo.

Erano 10anni che aspettavo di fare il cammino, quindi sono partita parecchio “gasata”. Ma quello che poi ho trovato è stato un po’ diverso da ciò che mi aspettavo e questo scarto inizialmente ha creato qualche difficoltà. Perché quando vai a letto la sera e non riesci nemmeno a distenderti per i dolori, pensare di svegliarsi la mattina dopo per continuare a camminare non è proprio facile. Ma la cosa  straordinaria del Cammino è che poi questa forza alla fine la trovi:in chi è partito con te o in chi incontri per strada e ti sussurra “animo!” mentre ti sorpassa; e non c’è dubbio che una mano arrivi anche dall’Alto. È un’esperienza intensa anche per le molte ore che passi in silenzio: si prega, si riflette sugli spunti che le meditazioni, che don Emanuele ci mandava ogni mattina, ci proponevano (s.Caterina e il Vangelo del giorno); si ha modo di gustare la bellezza dei paesaggi che attraversi. C’è chi dice che i dolori del Cammino siano come quelli del parto, te li dimentichi una volta che sei arrivato…sarà…io me li ricordo tutti, ma credo che questo contribuisca in maniera fondamentale alla gioia provata una volta avvistato il cartello con la scritta Santiago.  

Ho avuto modo di conoscere, di scoprire e capire parti di me e dei miei compagni d’avventura che altrimenti sarebbero rimasti in ombra.  

Gli aneddoti: a parte il mio “fioretto” di accendere almeno un lumino alla Madonna ogni volta che arrivavamo a fine tappa, come ringraziamento e affidamento, direi l’incontro in uno di questi paesini piccolissimi di un’anziana signora che in cambio di un piccolo “donativo”, una piccola offerta, offriva ai pellegrini che passavano, una specie di crepes fatta di uova e latte fritti con una spolverata di zucchero. Considerando che quella mattina non eravamo riusciti a fare colazione è stata decisamente provvidenziale.

Caterina Bartali

A distanza di otto anni il Signore mi ha dato la possibilità di visitare nuovamente la tomba di San Giacomo, questa volta però il pellegrinaggio l’ho vissuto non in bici ma a piedi! Nonostante la distanza ridotta (200 km rispetto ai 790 di tutto il cammino francese), non nego che per la scarsa preparazione fisica la fatica si è fatta sentire, tuttavia ho potuto sperimentare che il cammino quotidiano è un’ottima palestra di vita. La pazienza purtroppo l’ho persa svariate volte, ma grazie agli incoraggiamenti di Caterina e Marta è stato meno duro il cammino, e la presenza di un nostro compagno, Simone, ci ha permesso di conoscere dei pellegrini che altrimenti non avremmo avuto la grazia di incontrare (mi riferisco in particolare ad una persona che mi ha consegnato dei fogli preziosi). Mi piace condividere un piccolo estratto di questi pensieri che Alessandra di Monza mi ha donato e che per me hanno rappresentato un grande incoraggiamento per il mio cammino di fede. Riguardano una riflessione sul vangelo di Luca (c.9,vv. 51-62) e parlando degli eterni indecisi e di chi continua a rimandare la scelta di seguirlo, dice: “la decisione è radicale, la conversione deve essere radicale: non si può voltarsi indietro e non bisogna avere nostalgia, la nostalgia non porta quasi mai a qualcosa di buono, si rischia invece di lasciarsi alle spalle il proprio futuro; mentre è salutare una crisi, lasciarsi mettere in crisi per cercare il suo Regno”. Il cammino è un tempo di grazia e posso confermare che lo è stato, vivere giorno dopo giorno affidandoci a Lui, senza fretta, certi che la mèta è Lui per primo ad indicarcela e ad incoraggiarci affiché, nonostante la fatica quotidiana, si riesca a raggiungerla. Ultrèia!

 

Giovanni Nardi, seminarista senese.

A chi mi domanda “come è andato il cammino?” rispondo quasi sempre che credevo di trovare strade più semplici da percorrere e con meno saliscendi, ma che allo stesso tempo sono riuscita a sopportare bene la fatica pur portando uno zaino sulle spalle. Tutto questo credo che sia anche merito dei compagni di strada che non mi hanno mai fatto sentire sola, e nei momenti di fatica mi hanno spronato ad andare avanti.
Durate le tappe, fedele compagno è stato un sussidio (preparato per l’occasione da don Emanuele) che ci ha accompagnati quotidianamente con riflessioni sulla Parola e brani di S.Caterina.
È stato molto importante anche la partecipazione quotidiana alla S.Messa che abbiamo cercato all’arrivo in ogni città che ci ospitasse per la notte. La condivisione delle celebrazioni con altri pellegrini provenienti da tutti i Paesi, le rendeva momenti bellissimi, emozionanti e di forte riflessione nonostante non comprendessimo a pieno la lingua spagnola.
Lungo il cammino è stato possibile conoscere e fare amicizia con altre persone, molti partiti da altri luoghi e in cammino da più tempo; alcuni partiti con l’idea di fare trekking, altri, come noi, con lo spirito di ripercorrere i passi fatti da San Giacomo per evangelizzare la terra spagnola. Porteremo sempre con noi l’affetto paziente e la premura da genitori di Francesca e Marco, coppia di Firenze che ci ha spesso alleggerito il cammino con la loro simpatia e con i quali abbiamo condiviso la felicità e l’immensa soddisfazione dell’arrivo a Santiago.
Sì, raggiungere Santiago è stato emozionante, un mix di incredulità e gioia vedere l’insegna sul cartello all’ingresso della città sotto il quale abbiamo fatto subito una foto: la fatica sembrava sparita o forse la voglia di raggiungere la cattedrale per abbracciare San Giacomo, come da tradizione, e pregare sulle sue spoglie la superava ampiamente.
A livello di gruppo, abbiamo potuto sperimentare, sia attraverso gli incontri che gli eventi che entrambi questi ultimi non avevano nulla a che fare con la casualità, ma che tutto era strettamente legato alla Provvidenza, quinta fondamentale compagna di questo nostro cammino senza la quale probabilmente ci saremmo fatti vincere dalla demoralizzazione e senza la quale sicuramente, sarebbe stato molto più complesso giungere alla meta finale.

Marta Romano

 

Author: Alberto Laschi

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