LA PRIMA VOLTA AL SINODO

 

“LA PRIMA VOLTA AL SINODO”

NEL V CENTENARIO DELLA RIFORMA PROTESTANTE

 

Ho avuto l’opportunità di presenziare al Sinodo Valdese Metodista che si tiene a Torre Pellice, nelle Valli Valdesi, a fine agosto e coinvolge annualmente la Chiesa Evangelica Valdese e l’Unione delle chiese metodiste e valdesi in Italia, che dal 1975 hanno sancito un “patto di integrazione”.

“Il Sinodo è l’assemblea generale che esprime l’unità di tutte le chiese, – si legge nell’opuscolo esplicativo – agisce nell’obbedienza alla Parola di Dio, ricerca la guida dello Spirito Santo. Essa è la massima autorità umana della Chiesa in materia dottrinaria, legislativa, giurisdizionale e di governo.”

 

I 180 membri con voce deliberativa, per metà pastori e per metà laici, ed altri con voce consultiva, per cinque giorni hanno discusso le relazioni preparate dalle Commissioni d’esame che hanno il compito di esaminare l’operato della Tavola Valdese, dell’Opera delle chiese Metodiste, della Facoltà Valdese e della Diaconia.

 

Domenica pomeriggio, dopo il saluto del moderatore, il pastore Eugenio Bernardini – quello che aveva ricevuto papa Francesco nel Tempio Valdese di Torino il 22 giugno 2015 – i membri sinodali hanno raggiunto in corteo il Tempio, dove il pastore Fulvio Ferrario, Decano della Facoltà valdese di teologia di Roma, ha presieduto il Culto di apertura. La predicazione verteva sul Regno, in riferimento al vangelo di Marco (1,14ss), partendo dalla penitenza che, per il giovane monaco agostiniano Lutero, fu alla base della Riforma, fino ad arrivare ai segni della presenza del Regno che dobbiamo annunciare. “Dio è reale e vicino” ha tuonato il pastore dall’alto del pulpito che sovrastava la Bibbia aperta sul tavolo sottostante.

 

Durante il Culto sono stati “consacrati” cinque nuovi pastori, due donne e tre uomini, fra i quali Stefano Giannatempo, il nuovo pastore di Lucca. Lo Spirito Santo è stato invocato da tutta l’Assemblea in piedi, con le mani alzate, segno visibile del sacerdozio battesimale; poi i candidati alle domande di rito “prometti …?” hanno risposto singolarmente “sì, con l’aiuto di Dio”, il pastore ha quindi imposto le mani sulla testa di ogni candidato, inginocchiato davanti a lui e l’ha abbracciato.

 

Il sabato infatti, c’era stata la prova di idoneità per i cinque candidati, il cosiddetto esame di fede: nell’aula sinodale tutti i pastori presenti potevano formulare domande, alle quali i candidati avrebbero poi risposto, dopo un tempo congruo di preparazione. Eccone alcune, sono problematiche che ogni chiesa di fatto si pone: quale rapporto fra tradizione biblica ed interpretazione del testo; come rapportarsi con le chiese evangelicali o pentecostali; come affrontare l’ondata di ritorno di razzismo; come leggere e parlare degli atti terroristici di Barcellona, è possibile una risposta biblica; quale rapporto fra predicazione e letteratura; come raccontare Dio ai bambini; la Bibbia e la tradizione o meglio le tradizioni visto che ogni chiesa ha la sua; credo in Dio Padre; la chiesa e il potere sia dentro che fuori; come parlare della giustificazione oggi; quale accompagnamento per le coppie omosessuali; il significato teologico del divertimento nella Chiesa; si può parlare di santificazione in Italia, per i metodisti è agevole, ma per noi? L’accompagnamento dei fedeli è solo orizzontale o si stimola l’incontro con l’Altro e quindi in verticale?

Assegnate le domande, è stato proclamato l’”extra omnes” e chiuse le porte: nell’aula rimanevano soltanto i pastori e le pastore che avrebbero esaminato tutta la documentazione (relazione degli studi, dei consigli di chiesa, ecc.) pervenuta relativa ai singoli candidati. E dopo gli interventi dei singoli candidati finalmente è stata riconosciuta l’idoneità al pastorato. “Pastoral day” ho definito quel sabato parlando con alcuni pastori.

 

 

Domenica mattina, un culto solenne si è tenuto sui prati di Chanforan, in val d’Angrogna, in ricordo del Sinodo che proprio lì, nel 1532, aveva sancito l’adesione dei valdesi alla Riforma Protestante. Si abbandonava così il Valdismo medievale, che da tre secoli annunciava la Parola di Dio col ministero itinerante dei cosiddetti Barba – ha detto il pastore Giuseppe Platone nella sua predicazione – rinunciando a tutto quello che prima lo aveva caratterizzato; alla ricerca comunque della buona strada per evangelizzare, come riportava l’iscrizione sul frontespizio del tempio Valdese di Torino. Quella scritta fu poi sostituita con l’attuale, di una portata ben diversa: “Credi nel Signor Gesù Cristo e sarai salvato”.

Canti, letture bibliche, confessione di peccato, tutti uniti dal Padre Nostro e dalla professione di fede: il Credo apostolico. La colletta servirà per pagare la nuova traduzione della Bibbia, come già nel 1532 i valdesi decisero di finanziare la prima traduzione della bibbia in francese da parte di Pierre Olivetano, quella era la lingua parlata nelle valli.

 

I lavori sinodali si sono aperti ogni giorno con il culto, una Parola offerta che dava l’intonazione alla giornata. Eccone i temi. La Spiritualità facendo riferimento all’episodio del Genesi che racconta di Dio che cerca Adamo ed Eva, che si sentono nudi e distanti da Lui, si nascondono e inaridiscono. Come viventi davanti al cospetto di Dio, invece dobbiamo essere nell’atteggiamento di oranti; ecco l’invito a coltivare un progetto spirituale in comunità ovvero di incontro, di ascolto, di meditazione, di annuncio, di testimonianza.

Il tema della Speranza ha fatto riferimento al brano di Isaia, dove si afferma che il deserto fiorirà; siamo chiamati a predicare la speranza in un mondo che sembra il deserto e sicuramente il fiore, ovvero l’Evangelo la buona novella, fiorirà; siamo comunità di fede e crediamo, siamo comunità di amore e viviamo la diaconia, ma come testimoniamo la speranza eterna?

Fra invidie e contese l’uomo si trova a vivere il quotidiano, con riferimento alla lettera ai Galati. Sentimento d’invidia per l’altro che sa di più di noi oppure di provocazione dell’altro che è meno di noi: sono entrambi atteggiamenti vanagloriosi, segnati dal complesso di superiorità o di inferiorità che ci rende schiavi; come poterci liberare? solo Dio può farlo, pensiamo all’esodo, da soli non se ne esce, ecco l’invito a vivere nello spirito, ad agire nello Spirito e questo ci permetterà sempre di apprezzare i suoi doni nei fratelli che incontriamo.

Non poteva mancare il tema del Sola Scrittura, (rif. alla II lettera a Timoteo) perché sotto la Scrittura, la sua signoria, noi viviamo; è la scrittura che corregge, è la scrittura che ammonisce, l’invito è quindi a seguire la Parola e a viverla. Proprio in assemblea, a fine giornata, un pastore ha fatto riflettere tutti su quelli che potrebbero essere i frutti della celebrazione del V centenario della Riforma: Tanti eventi belli e significativi, ma qual è il ruolo della scrittura nella vita delle nostre chiese, ci riformiamo, ci rinnoviamo, stiamo in preghiera, quale stimolo, quale segno per le nostre chiese, quale conversione? Ha ricordato poi il gesto avvenuto fra la Chiesa cattolica e la Chiesa Valdese a Pinerolo che si sono scambiati il pane e il vino che sarebbero stati poi usati nelle rispettive Santa Cena e Messa per diventare presenza reale del Cristo.

 

Tra i vari saluti giunti al Sinodo, sono stati letti quello di Papa Francesco e del pastore Olav Fykse Tveit, Segretario Generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese e dei rappresentanti di altre Chiese: comunque tutti sono stati espressione della ecumenicità dell’Occidente, sì perché il mondo ortodosso è stato di fatto assente. Il Moderatore Bernardini ha sottolineato positivamente il tempo presente, in cui la Chiesa Cattolica attraversa una fase di grande rinnovamento e le Chiese protestanti intensificano i dialoghi all’interno della Riforma.

 

Una mattina è stata fatta anche la “commemorazione” dei defunti nell’anno pastorale concluso, menzionandone alcuni in particolare; fra questi è stata ricordata anche Marianita Montresor, presidente del SAE (Segretariato Attività Ecumeniche), cattolica.

 

Alla Serata Pubblica, lo storico Alberto Melloni, la teologa cattolica Marinella Perroni, don Cristiano Bettega Direttore dell’Ufficio nazionale ecumenico e dialogo interreligioso (UNEDI) della Cei, il pastore Fulvio Ferrario, introdotti dal politologo Paolo Naso, hanno offerto il loro contributo per volgere lo sguardo a “Il futuro della Riforma”.

 

Numerose anche le iniziative presenti in città: dal concerto sui 500 anni di Riforma in musica, alla mostra su Lutero e la riforma attraverso le edizioni del Cinquecento della biblioteca valdese, alla mostra sui premi Nobel per la Pace.

 

Le singole sedute hanno trattato argomenti che di fatto sono relativi alla presenza della Chiesa nella realtà del quotidiano. Ad esempio, dalla possibilità di benedizione delle unioni in assenza di legami civili preesistenti (dal Documento intitolato famiglie matrimonio coppie genitorialità), all’opportunità di un codice deontologico per i pastori/e, diaconi/e al fine di evitare troppa indipendenza e personalizzazione; dal comunicato per il terremoto ad Ischia, espressione di vicinanza, preghiera e conforto concreto, alla sfida di interculturalità, accoglienza e integrazione del crescente numero di membri provenienti dal sud del mondo, facenti ormai parte delle singole chiese in tutta Italia.

 

Significativa la discussione sulla Diaconia, che svolge servizi strutturati con una rete di professionisti, operatori e volontari: ospedali, case di riposo, case di vacanze, formazione giovani, ecc.; particolare attenzione è stata posta a favore dei migranti anche attraverso i corridoi umanitari portati avanti insieme alla Comunità di Sant’Egidio. L’attività di Diaconia non toglie che anche le singole chiese offrano servizi di primo intervento nei confronti delle povertà del territorio. Visto che “una chiesa è libera se è autosufficiente”, si è parlato anche di esperienze di fundraising nelle comunità locali e nelle opere diaconali; dedicato al tema un quaderno di Diaconia: dal donatore gioioso alle 10 buone cause per la contribuzione, dall’8 per mille al 5 per mille.

 

Si è ricordato anche il 50° della consacrazione della prima pastora in Italia; significativo che oggi pastore e diacone rappresentino il 40% degli iscritti al ruolo! Un Corpo pastorale quasi paritetico fra maschi e femmine.

 

Durante i giorni del Sinodo ho avuto la piacevole opportunità di incontrare non solo i pastori/e che hanno svolto il loro ministero a Siena, compresa l’attuale Milena Martinat, ma anche altri conosciuti in varie iniziative ecumeniche nazionali e regionali.

 

Un Sinodo quindi all’insegna della memoria, non tanto per la celebrazione del passato, quanto per le prospettive che interpellano le chiese.

 

 

Messaggio di papa Francesco al Sinodo Valdese 2017

 

“Cari fratelli e sorelle, in occasione dell’apertura del vostro annuale Sinodo, desidero esprimervi la vicinanza della Chiesa cattolica e mia personale. Vi saluto fraternamente e con tanta cordialità vi assicuro il ricordo nella preghiera. Conservo vivi nella memoria i nostri recenti incontri a Torino e a Roma, così come quelli in Argentina. Sono grato per le belle testimonianze che ho ricevuto e per i tanti volti che non posso dimenticare.

Vi auguro che queste giornate di condivisione e riflessione, che ricorrono nel cinquecentesimo anniversario della Riforma, siano animate dalla gioia di porsi davanti al volto di Cristo: il suo sguardo, che si volge su di noi, è la fonte della nostra pace, perché ci fa sentire figli amati dal Padre e ci fa vedere in modo nuovo gli altri, il mondo e la storia.

Lo sguardo di Gesù illumini anche i nostri rapporti, perché non siano solo formali e corretti, ma fratelli e vivaci. Il Buon Pastore ci vuole in cammino insieme e il suo sguardo già abbraccia tutti noi, discepoli suoi che egli desidera vedere finalmente uniti. Camminare verso la piena unità, con sguardo di speranza che riconosce la presenza di Dio più forte del male, è tanto importante. Lo è specialmente oggi, in un mondo segnato da violenza e paura, da lacerazioni e indifferenza, dove l’egoismo di affermarsi a discapito degli altri oscura la semplice bellezza di accogliersi, condividere e amare. Ma la testimonianza cristiana non può cedere alla logica del mondo: Insieme aiutiamoci a scegliere e vivere la logica di Cristo!

Con affetto fraterno vi ringrazio e vi chiedo, per favore, di non dimenticare di pregare per me per tutti noi, i vostri fratelli e sorelle.”

Author: Alberto Laschi

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