L’open-day della cappella universitaria

“Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e dì loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Magdala andò ad annunciare ai discepoli: “Ho visto il Signore!” (Gv 20, 17-18). Sabato 28 e domenica 29 ottobre, gli studenti della Cappella Universitaria hanno vissuto due esperienze di annuncio, per testimoniare di aver visto il Signore passare e restare nelle loro vite. Abbiamo perso, soprattutto nel mondo dei giovani, la centralità dell’annuncio che ha segnato la nascita della nostra Chiesa come una Chiesa in uscita. Ma il timore del rifiuto, la paura dell’indifferenza, quella di non piacere ed essere considerati demodé, hanno ridotto la fede a un dono mai dato e vissuto solo dall’interno. Grazie all’iniziativa e al sostegno del rettore Don Roberto Bianchini e delle Suore Figlie della Chiesa, la cappella è riuscita a compattarsi e ad organizzarsi per vivere una serata di evangelizzazione di strada e un’intera giornata di open-day per presentare i gruppi, le attività, la vita della sua comunità. Dopo la nostra “luce nella notte”, missione in uscita di giovani verso i giovani, portando ascolto e testimonianza, abbiamo continuato a cercare quei giovani: quelli più lontani, quelli che hanno meno voglia di parlare con noi e hanno perso anche il desiderio di parlare con Dio, quelli che cercano di riempire il loro tempo pur di non guardarsi dentro, quelli che si sentono sradicati, perché distanti chilometri da casa o perché la vita cambia sempre più in fretta e non aspetta mai di vederci pronti per farlo. C’è una porta, c’è un’apertura, c’è una famiglia che li aspetta per confrontarsi, capirsi, correggersi, crescere insieme.

Allestendo un banchetto per ogni gruppo della comunità e le sue attività, animando con musica, flashmobe calorosi inviti ai passanti, abbiamo guidato tanti giovani in un viaggio all’interno della nostra realtà, comunicando tutta la nostra passione e la nostra gioia nel sentirci amati per primi da Dio e dai fratelli che ci ha posto accanto. “Ci siamo resi conto – ha detto il nostro rettore – che non possiamo non sentire l’urgenza di quelli che non ci conoscono, di quelli che sono lontani, di quelli che non vengono spontaneamente. Abbiamo capito che costoro anziché giudicati o ignorati vanno cercati prima di tutto con la preghiera e con il desiderio e poi anche con la nostra vicinanza. Questo è l’annuncio. Abbiamo capito che tra un gruppo di amici che stanno bene tra loro e la chiesa c’è una bella differenza”. Ballare, cantare, invitare, curare l’evento nei dettagli, lasciarsi ispirare, prendere ogni imprevisto come un’occasione per migliorare le idee di partenza, sono stati piccoli passi in grado di accrescere la nostra appartenenza, quella di figli che non possono tenere solo per loro tanta pienezza. La messa di inizio anno accademico celebrata dal nostro vescovo subito dopo l’evento e a cui ha partecipato anche il rettore dell’Università, – incontrato poco prima della celebrazione per un confronto sulle maggiori problematiche della comunità studentesca che possiamo rappresentare in tutte le età e gli ambiti di ricerca –  ha suggellato queste giornate dell’essenza di tutto ciò che siamo: cristiani nell’annuncio dell’amore del Padre, studenti innamorati del sapere, giovani con tanta voglia di vivere la vita senza aspettarla alla porta, ma andandola a cercare in tutto quello che vale. Nella semplicità, la fedeltà alle piccole cose è l’unico piccolo ma importante impegno preso con noi stessi, che farà fruttificare i doni di Dio in noi e crescere il Suo Regno: perché è dei piccoli, è un granello di senape da cui nasce l’albero, un pezzo di lievito da cui crescono tre misure di farina.

Francesca Grosso

Author: Alberto Laschi

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