Cena di solidarietà nella parrocchia di San Mamiliano in Valli

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Domenica 2 dicembre, nella Parrocchia di San Mamiliano in Valli, si è svolta quella che si spera essere solo la prima di tante occasioni: una cena tutta particolare a cui hanno partecipato diversi parrocchiani e alcuni senzatetto, con la collaborazione e la presenza di due responsabili del Volontariato Vincenziano, Azelia e Gigi.

L’evento, che ha visto la presenza attiva di molti giovani, è iniziato con un incontro nella Compagnia della Madonna delle Nevi in Valli con una presentazione che coniugava arte, con una spiegazione analitica degli affreschi del Di Bartolo al Santa Maria della Scala nel Pellegrinaio a cura della Dott.ssa Azelia, e passi del Vangelo, del Corano e parole del nostro Papa Francesco e San Bernardino da Siena, che evocavano e stimolavano una riflessione sul concetto di misericordia nel cristianesimo e nell’islam e sul come “vivere” (non “fare”) la carità.

L’incontro è stato pensato per gli ospiti della serata in primis e voleva essere preludio al momento della cena, per entrare nello spirito di accoglienza di Cristo nel “povero” e in colui che ci sta di fronte e di comprensione dei diversi tipi di povertà che sono introno a noi tutti.

L’accoglienza per la cena è stata fin da subito molto calorosa, per merito dell’entusiasmo di tutti i presenti: si è respirata un’aria festosa e di famiglia, come quando si aspetta il Natale.

Dopo aver gustato una splendida cena, spontaneamente si è creato un feeling particolare fra tutti i presenti che hanno iniziato a cantare allegramente le canzoni più conosciute di cantanti italiani accompagnati al pianoforte dal giovane Tobia.

C’era armonia nell’aria e, per un momento, il tempo, maligno perché strappa via ogni momento, si era fermato, e tutti hanno avuto semplicemente modo di dimenticare i propri problemi, problemi più o meno gravi che fossero.

Ma non c’è stato un finale struggente da film, dal momento che l’allegria della serata non si è poi raffreddata sul far della sua conclusione, ma si è protratta anche fuori dalla parrocchia, anche fuori dalla chiesa, lasciando i presenti un senso di dolce sentire e un sentimento di affetto nel cuore; del resto tutti sapevano che quello non era un addio ma un arrivederci.

E’ questa la Chiesa che vogliamo, è questa la Chiesa che mette davvero in pratica il kèrigma evangelico, in un messaggio di amore ciclico e universale, perché sì, forse potrà sembrare una forma di narcisismo, ma fare il bene è una manifestazione di amore verso gli altri, ma anche verso se stessi.