La passione di Nembrini per la Divina Commedia è contagiosa

Cattura

Una numerosa platea, costituita soprattutto da molti giovani studenti, ha accolto, alla SS. Annunziata, Franco Nembrini, <amico> e cultore di Dante, appassionato divulgatore della Divina Commedia con le sue molteplici trasmissioni televisive.
L’incontro, sostenuto dall’Arcidiocesi ed in particolare dalla Pastorale giovanile, ha avuto luogo mercoledì 6 febbraio alle ore 18.30.
Accompagnato da due suoi giovani collaboratori; Luca, insegnante in una scuola senese e Filippo, laureando fiorentino è stato presentato da don Emanuele Salvatori, direttore della Pastorale giovanile diocesana. Il relatore ha parlato del suo ultimo lavoro, il commento all’Inferno dantesco, edito da Mondadori.
Con il consueto stile semplice e familiare che gli è proprio, Nembrini ha iniziato il suo intervento prendendo spunto dalle varie domande scritte che gli erano pervenute dagli studenti.
-Quali emozioni hai provato nello scrivere il libro?
-Cosa ti ha fatto appassionare a Dante?
-Quando hai incontrato il Sommo Poeta per la prima volta?
Nembrini ha raccontato la sua storia, il suo rapporto con Dante, precisando di non essere un esperto, un ricercatore scientifico, un intellettuale, ma un uomo che ha <visto tante cose>, si è posto domande, ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia piena di amore per la vita, di incontrare una giovanissima insegnante che anch’essa amava la vita, i suoi allievi, ciò che insegnava.
Per necessità economiche è costretto a lavorare come garzone a Bergamo ed in un momento di fatica nel trasportare cassette di acqua su e giù per le scale si ricorda una terzina di Dante imparata a memoria (come si faceva all’epoca): l’incontro con Cacciaguida che gli predice l’esilio. Le parole che lui non trovava per descrivere il proprio stato d’animo, la propria tristezza, gli vengono suggerite dal Poeta. Nembrini piange di gioia: Dante ha parlato di lui.
Ai giovani suggerisce, pertanto, di interessarsi alla propria vita, alle domande che la vita pone, a volersi bene, perché solo così scopriranno di poter dialogare con gli artisti, con i poeti.
La passione di Nembrini per la Divina Commedia è contagiosa; i suoi figli, gli amici dei figli, sempre più numerosi si radunano con lui ogni domenica per leggere Dante, fondano un’Associazione, <Cento canti>, ognuno impara a memoria un canto, vogliono essere una Divina Commedia vivente, poi l’associazione si scioglie.
Ci sono però, ancora tanti incontri con la gente comune, ad esempio con le mamme dei suoi studenti, nasce <Dante per le massaie>.
L’opera dantesca acquisisce, con lui, nuovamente il suo carattere popolare, come avevano ben capito coloro che, a 50 anni dalla morte del Poeta, ne chiedevano, con petizione popolare, una pubblica lettura al Paese.
Il libro di Nembrini vuole essere proprio questo, il gusto di un incontro con la figura di Dante. Gabriele Dell’Otto ha illustrato le immagini del volume con fedeltà alla descrizione dantesca pur in un linguaggio nuovo, moderno, fumettistico.
Gli ex ragazzi dei <Cento canti>, divenuti oggi illustri professori, hanno curato il testo come Comitato scientifico.

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