Messa del fantino

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La tradizionale Messa del Fantino della mattina del 16 agosto davanti alla Cappella di Piazza del Campo, rito propiziatorio del Palio, è stata presieduta, come da consuetudine, da Monsignor Arcivescovo e concelebrata da tutti i Correttori delle Contrade partecipanti alla Carriera, alla presenza di numerose persone. E’ stata un’ulteriore occasione per sottolineare , da parte dell’Arcivescovo, come una tradizione secolare indichi la forza aggregante della città nella devozione alla Madonna. Una consuetudine la Santa Messa di Piazza, alla quale partecipano Sindaco, autorità e dirigenti di Contrada, che rivela il fondamento religioso del Palio, che si concretizza in momenti di raccoglimento, preghiera, benedizione. Del resto Monsignor Buoncristiani ha ricordato il connubio indissolubile tra fede e vita politica nella città, rappresentato storicamente dall’arte, dalla Maestà di Duccio (1311) dipinta per la Cattedrale, seguita da quella di Simone Martini (1315) per la Cappella di Palazzo Comunale. Tutto parla di sacro: la Cappella di Piazza eretta nel 1352 in ringraziamento a Maria per lo scampato pericolo della terribile peste del 1348, la stessa Piazza a forma di conchiglia che, per alcuni, rappresenta il manto della Madonna. Un senso religioso che non deve essere disperso, ma tramandato con tutti i riti della festa senese, unica ed irripetibile, alle future generazioni. Voci dissonanti ci sono state circa la mancata benedizione del drappellone del Palio da parte dell’Arcivescovo. ha detto Monsignor Buoncristiani estendendo tuttavia la sua benedizione alla città ed alle Contrade. Il pericolo di una secolarizzazione di questa festa che trae le sue origini e la sua motivazione nella dedica della corsa del Palio alla Madonna Assunta, Patrona di Siena, la non disponibilità ad uno stravolgimento del patrimonio di fede è stato rilevato da una grandissima parte dei senesi legati alla celebrazione religiosa del Palio e all’immagine religiosa di Maria Assunta in Cielo; tante persone hanno pertanto criticato gli aspetti poco rispettosi dell’elemento sacro e religioso presenti nel drappellone e ritenuta giusta ed opportuna la decisione dell’Arcivescovo.