Narrazione Teatrale in onore di S. Caterina da Siena

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Lunedì 29 aprile, giorno della celebrazione liturgica di Santa Caterina da Siena, la Cappella del Crocifisso del Santuario cateriniano, ha ospitato una valente artista, Elisabetta Salvatori che, con le parole ed il canto, accompagnato dal suono del violino del bravo Matteo Ceramelli, ha interpretato una performance riguardante due donne: Caterina da Siena e Beatrice degli Ontani.

Il racconto, intramezzato da canto, ha evidenziato il pathos, il sentimento e la profonda conoscenza di Elisabetta Salvatori in relazione alla vita delle due figure, simili e diverse, vissute a distanza l’una dall’altra in terra toscana.
Una santa della nostra città ed una poetessa delle montagne pistoiesi, che hanno interpretato i bisogni fondamentali dell’animo umano: fede e poesia. Caterina, nata a Siena nel 1347 e morta a Roma nel 1380, Maria Beatrice Bugelli, nata a Cutigliano nel 1802 e qui morta nel 1885, erano entrambe illetterate, analfabete, eppure sono riuscite, in tempi difficili, in epoche buie della storia, in un mondo maschilista, a raggiungere e fustigare i potenti, a denunciare i mali e le corruzioni della società a loro contemporanea.
Caterina apprende ogni cosa dalle braccia stese sulla Croce, Beatrice impara dal libro aperto della natura, dai faggi che l’hanno vista partorire uno dei suoi otto figli.
Caterina diviene la sposa di Cristo a 20 anni, una sera, dopocena, l’ultimo giorno di Carnevale: ode la musica, l’arpa suonata dal re David, il Suo sposo le dona l’anello, più tardi scambierà con lei il Suo cuore.
Beatrice va in sposa a Matteo Bernardi, un pastore spesso costretto alla transumanza nelle terre maremmane, il giorno delle nozze gli rivela la sua vena poetica con il canto in ottavine.
Caterina e Beatrice intraprendono un lungo cammino, non solo fisico. Caterina è accanto ai lebbrosi, ai condannati per efferati delitti, scrive al Papa ed ai potenti lettere di fuoco, sceglie una vita di dolore per avere su di sé la memoria della Croce. Beatrice ama la natura, l’amore, nonostante le avversità che si abbattono su di lei; è invitata nei <salotti buoni>, dove denuncia con le sue strofe i mali della società ed i politici del suo tempo. Conosce Niccolò Tommaseo, Giuseppe Giusti, il re Vittorio Emanuele II, Renato Fucini (ultimo a salire da lei il giorno in cui muore), ma rimane sempre povera ed umile.
Due vite recitate con dolcezza da una brava artista, presentata all’inizio della serata da don Benedetto Rossi, una performance che ha riscosso successo ed entusiasmo, manifestati con ripetuti applausi dal pubblico presente.

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