Scroll Top

IL VICE MINISTRO BELLUCCI AL SICOMORO: LA TUTELA DEI MINORI PRIORITÀ DEL GOVERNO

minori (1)

Nelle scorse settimane il Governo ha completato i vertici dei ministeri del suo Esecutivo. Al Lavoro e Politiche sociali è stata scelta, come vice, Maria Teresa Bellucci, l’esperta parlamentare che aveva seguito i più importanti dossier nella Commissioni Affari sociali nella scorsa legislatura. Figura di notevole competenza, con un passato da presidente del Modavi e un’esperienza al Forum del Terzo settore, Bellucci è stata il braccio di Meloni sulla vicenda Bibbiano. Abbiamo intervistato – per il Sicomoro, il giornale dell’Arcidiocesi a firma di Gianluca Scarnicci – il viceministro delle del lavoro e delle politiche sociali in occasione della II Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili e ci ha confidato che la tutela dei minori è tra le priorità del governo.

Il prossimo 18 novembre la Chiesa italiana ha indetto la II Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Lei da sempre è impegnata nella promozione dei diritti e nella tutela dei minori. Oggi come Viceministro del lavoro e delle Politiche sociali cosa pensa che occorra fare per arginare un fenomeno sempre più diffuso?

Il sapere è sempre un’ottima difesa, informare la nostra società sui rischi circa i maltrattamenti psicologici e fisici, le violenze e gli abusi è di vitale importanza. In virtù del mio ruolo istituzionale, avvierò una profonda riflessione con gli altri membri del Governo per promuovere una vera e propria campagna di sensibilizzazione sui media e nelle scuole così da dare attenzione alla tutela dei minori e a tutte le forme di minacce alla loro incolumità. Sono fermamente convinta, inoltre, che la tutela dei minori passi da un sistema che sia capace di ascoltarli, anche in sede giudiziaria, di difenderli dagli abusi e dalla tutela della loro integrità fisica e psichica.

Lei è anche una psicoterapeuta, non crede che la rete sia il luogo principale su cui agire per tutelare i più piccoli? Pensiamo ad esempio all’accesso libero e indiscriminato da parte dei minori agli hub della pornografia e simili. Cosa ne pensa?

Le politiche aziendali da parte dei giganti del web non sono sufficienti a garantire un ombrello a tutela dei minori. Credo che il filtro debba provenire dagli adulti, da coloro che danno in mano lo strumento ai ragazzi i quali, loro malgrado, rischiano di essere fagocitati da un meccanismo più grande di loro. Essere sempre on line, per la generazione tra gli 11 e i 17 anni, rischia di assottigliare la linea di demarcazione tra vita reale e virtuale, dove i limiti sono inesistenti e anche i giovanissimi sono esposti alla visione di immagini e video a carattere violento senza alcun filtro. Penso che conoscere i fenomeni presenti in rete e il loro funzionamento sia già un buon anticorpo per far sì che famiglie ed educatori possano rispondere, in modo coeso, ai rischi provenienti dalla rete, trasferendo questo sapere anche ai nostri ragazzi. La voglia di trasgredire, di “sembrare adulti” quando ancora si è poco più dei bambini rischia di far cadere i giovanissimi nel vortice degli orchi, della pedopornografia online o del revenge porn. Bisogna lavorare per educare è formare i giovani su come amministrare la propria identità anche nel digitale, un mondo dove una leggerezza di troppo può rovinare la vita e la psiche, come nel caso della condivisione e illecita diffusione di materiale fotografico scattato in un momento di intimità tra ragazzi.

In tale contesto diventa determinate il ruolo della famiglia e dei genitori. Ma come aiutarli?

Ritengo sia fondamentale investire nella informazione dei minori e, in parallelo, anche dei genitori al fine di superare l’asimmetria informativa che spesso comporta l’analfabetismo digitale. La volontà dei genitori di garantire ai propri figli strumenti tecnologici per favorire la didattica o semplicemente per comunicare con i propri amici, si può scontrare con la cupa realtà della rete. In quest’ottica, la famiglia è centrale sia per educare che per vigilare sui movimenti dei ragazzi nella rete e sul modo con cui essi utilizzano la messaggistica. Le chat di gruppo possono essere la nuova “piazza” in cui bullizzare davanti a tutti e lontano dagli adulti. Proprio per questo l’istituzione scolastica deve essere supportata, con adeguate risorse professionali, consolidando un ponte con le famiglie e creando un legame attraverso il quale trasferire informazioni utili a conoscere le dinamiche di gruppo e/o eventuali minacce.

La rete dei servizi istituzionali riesce concretamente a mettere in atto interventi di protezione efficaci? Se sì come?

La rete è fluida e puntiforme, i fenomeni sono sempre più in rapida evoluzione ed è difficile stargli al passo. La minaccia è più veloce delle misure difensive, le quali rischiano di essere pachidermiche di fronte a un nemico sgusciante. La volontà,  l’impegno purtroppo non sono sufficienti, è necessario attivare delle vere e proprie campagne di sensibilizzazione a 360° e in quest’ottica l’alleanza tra servizi pubblici ed enti del terzo settore unitamente ai media sono di vitale importanza per raggiungere tutte le fasce della popolazione.

Preferenze Privacy
Quando visiti il ​​nostro sito Web, è possibile che vengano archiviate informazioni tramite il browser da servizi specifici, solitamente sotto forma di cookie. Qui puoi modificare le tue preferenze sulla privacy. Tieni presente che il blocco di alcuni tipi di cookie potrebbe influire sulla tua esperienza sul nostro sito Web e sui servizi che offriamo.