IV° Quaresimale “Il pulpito del Duomo di Siena”

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L’ultimo incontro dei Quaresimali in Cattedrale, avvenuto sabato 6 aprile, ha avuto per tema <Il pulpito del Duomo di Siena>, relatore don Enrico Grassini.
La catechesi è iniziata con una chiarificazione terminologica da parte del sacerdote: la distinzione tra pulpito ed ambone.
<Il pulpito è un luogo elevato costruito per l’esercizio della predicazione, fuori dalla liturgia, come accadeva nei tempi forti e durante l’esposizione delle reliquie che si era soliti fare nella settimana dopo Pasqua. L’ambone è un luogo innalzato adibito alla proclamazione della Parola di Dio, elemento liturgico dell’Oriente e dell’ Occidente tipico del XIII secolo> -ha spiegato don Enrico, sottolineando che quello che chiamiamo impropriamente pulpito, nella nostra Cattedrale, è nato come ambone, pergamo, pervium.
La collocazione originaria dell’ambone del nostro Duomo, con diverso orientamento, era davanti alla cappella della Madonna del Voto, come attesta un’immagine riprodotta in una tavoletta di Biccherna (1483) e nel 1543 venne spostato nella sede attuale.
Premesso questo, il sacerdote ha preso in considerazione tre aspetti del <pulpito>: quello storico-artistico, quello teologico, quello simbolico.
Il monumento nasce nel 1265-1268 ; dalla documentazione del contratto stipulato con la committente Opera Metropolitana, si evince che Nicola Pisano, autore dell’opera, intendeva avvalersi di altri collaboratori, come Arnolfo di Cambio ed il figlio Giovanni Pisano, cosa che facevano di solito con le maestranze, i capi delle <botteghe artistiche>.
Sicuramente al monumento senese ha lavorato il figlio Giovanni insieme al padre Nicola, a differenza degli altri quattro amboni toscani (Cattedrale e Battistero di Pisa, chiesa S. Andrea a Pistoia). Ne attesta anche l’opera dello storico-critico tedesco Max Seidel dal titolo <Padre e figlio>.
Un particolare interessante è la supposta origine meridionale di Nicola Pisano, detto anche Nicola de Apulia, perché esemplari di amboni toscani, simili a quelli bizantini di Costantinopoli (purtroppo quasi tutti distrutti illo tempore -1453- dai turchi) si ritrovano in Puglia, ad esempio nella cattedrale di Bitonto- quasi un ponte tra l’ambone di Siena e quelli bizantini- e a Castel del Monte, inoltre, si possono notare sculture con elementi molto vicini alle nostre figure antropomorfiche.
Per quanto riguarda l’aspetto teologico e simbolico il sacerdote ha parlato degli otto lati del monumento, numero significativo che indica la Resurrezione, delle colonne centrali che presentano le arti liberali (oggetto di studio nelle Università medioevali) ed in particolare la filosofia-piedistallo su cui si appoggia la teologia-, le sette Virtù (tre teologali e quattro cardinali), dei leoni che raffigurano la continua lotta tra bene e male.
Nei pannelli troviamo varie scene della vita di Gesù, con personaggi talora tagliati o compressi a causa dello spostamento dell’ambone e della conseguente esigenza di sistemarlo in differenti spazi.
Aspetto simbolico: vari elementi ci portano alla storia della salvezza. Si vuole affermare che l’uomo attraverso la ragione può conoscere il Cristo, ma può farne esperienza solo attraverso il mistero della sua Resurrezione. Punto centrale è, pertanto, la Crocifissione; dal costato del Cristo nasce la Chiesa, si notano vari personaggi; ecco la vite ed i tralci (Giov.15. 1-11). La Croce è albero di vita, messaggio di salvezza. < Le pietre che tanto ammiriamo nella nostra città e nelle nostre chiese ci comunicano, quindi, che i nostri padri volevano lasciarci un messaggio: annunciare e testimoniare Cristo, un messaggio liberante, un messaggio che non può offendere la dignità di nessuno, un messaggio di amore e di speranza sempre valido ed attuale per noi uomini e donne del 2019> – ha detto don Grassini a conclusione della sua interessante catechesi.