La preghiera custodisce la nostra fedeltà nel servizio ai poveri

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La preghiera custodisce la nostra fedeltà nel servizio ai poveri      

 

Il tempo di Quaresima è sempre un dono prezioso ai credenti per prepararsi alla celebrazione della Resurrezione del Signore. E’ un tempo per verificare il nostro amore a Cristo Signore e di conseguenza il nostro amore ai fratelli, in particolare verso coloro che vivono una condizione di estremo bisogno: i poveri. La vita cristiana si fonda sull’ Amore di Dio, ricevuto e donato.
Ognuno di noi (anche il povero) è unico di fronte a Dio, unico nel suo volto, nella sua coscienza e libertà, unico nella sua storia e nei suoi desideri più profondi. Di qui nasce il bisogno di fermarsi personalmente in preghiera. Dio mi ama, mi conosce fino in fondo, e mi prende sul serio in ciò che vivo e sono. Posso rivolgermi a Lui, dandogli del “Tu”, chiamandolo “Abbà” grazie allo Spirito di Gesù che mi è stato donato. Nessuno può pregare al mio posto, nessuno può sostituirmi nel mio rapporto personale con Cristo, con il Padre nello Spirito Santo. Per ognuno esiste uno spazio personale e segreto nel rapporto con Dio. Grazie a questo spazio posso prendere contatto con me stesso, in ciò che sono, in ciò che vivo. Così, illuminato dal Suo Amore, probabilmente scoprirò di essere fragile nell’amore al fratello. “Amate come Io vi ho amati” comanda Gesù. E’ nell’amare che si rivela la mia povertà! Un rischio troppo forte che si corre oggi è di vivere a fior di pelle e con superficialità tutte le cose. La preghiera personale invece mi fa scendere nella Parola di Dio, nel mio cuore, nella mia vita. La Parola mi interpella personalmente, mi dona speranza, mi guarisce e perdona. E mi fa sentire il bisogno della relazione con gli altri. Vissuta così la preghiera è al cuore della vita per dare senso e solidità alla mia vita. La preghiera personale poi, perché non diventi individualismo si deve completare con la preghiera comunitaria, liturgica. La vetta di tutta la preghiera, personale e liturgica è l’Eucaristia. Non esiste incontro, non esiste comunione più profonda con Dio! Ho continuamente bisogno dell’Eucaristia, della vita di Cristo per imparare a vivere nel dono e nel servizio. “E’ quando ci inginocchiamo di fronte a Dio col povero che comunichiamo di più con Dio e col povero” (A. Gasparino). E’ la preghiera che custodisce la nostra generosità e la nostra fedeltà nel servizio ai poveri.
Occorre poi, per non rischiare l’intimismo, che preghiera personale e liturgica siano in rapporto dinamico con la nostra vita reale.
L’Amore di Dio si realizza sul terreno concreto della vita, delle responsabilità familiari, ecclesiali e sociali di ciascuno. Un tema ricorrente lungo tutta la storia della salvezza è la giustizia, cioè la solidarietà con i poveri. Sarebbe un’illusione il culto e la preghiera, se mancasse l’attenzione concreta ai più deboli, a chi è sfruttato. I profeti hanno denunciato ogni ipocrisia di chi separa la vita di preghiera dalla giustizia e dalla solidarietà. Con il linguaggio del Nuovo Testamento possiamo dire “Chi non ama il fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (I Gv 4,20). Gesù ci insegna che preghiera e amore ai fratelli sono le due facce dell’unico comandamento che riassume tutta la Legge. E parlando del giudizio dirà: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me” (Mt 25).

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